La Sicilia possiede un legame speciale con le scienze astronomiche, lo dimostra ancora oggi il fatto che è l'unica regione italiana a possedere due delle 12 sedi nazionali dell'INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica). Il primo osservatorio astronomico siciliano nacque a Palermo nel 1790, in uno dei luoghi più importanti della cittadina: il Palazzo dei Normanni.

L'osservatorio venne fondato per volontà di Ferdinando I di Borbone ed affidato alla direzione del matematico ed astronomo lombardo Giuseppe Piazzi. Alla Torre di Santa Ninfa del Real Palazzo di Palermo giungono strumenti di grande prestigio, come il cerchio altazimutale del famoso Jesse Ramsden, il telescopio riflettore del celebre astronomo e cosmologo inglese William Herschel ed il telescopio equatoriale di William Troughton. L'osservatrio panormita diventò ben presto un centro di riferimento per la scienza astronomica dell'intero sud Italia, e con l'arrivo dell'astronomo modenese Pietro Tacchini si apre a Palermo una nuova linea di ricerca all'avanguardia: l'astrofisica.

E' proprio grazie all'attività scietifica e culturale di Tacchini che nel 1880 nasce il primo osservatorio astronomico etneo, situato a circa 2950 m.s.l.m. sul vulcano Etna, incorporando la 'Casa degli Inglesi', costruita nel 1804 dai fratelli Gemmellaro e successivamente ampliata  con l'aiuto finanziario dei militari della flotta inglese di stanza a Catania. L'osservatorio sull'Etna venne dotato di un telescopio rifrattore realizzato dalla ditta Merz di Monaco, con obiettivo visuale di 34 cm di apertura, focale di 557 cm e montatura equatoriale prodotta dal meccanico Cavignato dell'Osservatorio di Padova, con canna in ferro. 

La cupola fu commissionata alla fonderia Oretea di Palermo. Nell'osservatorio posto sul vulcano più alto d'Europa Pietro Tacchini condusse le prime osservazioni astrofisiche. Ben presto ci si rese conto però che le proibitive condizioni meteorologiche invernali avrebbero permesso di sfruttare l'osservatorio solo pochi mesi all'anno. Per ottemperare a tali difficoltà nel 1885, sempre per iniziativa di Tacchini, nasce a Catania la succursale cittadina nei locali dell'ex convento dei Benedettini. La specola fu costruita sopra l'antirefettorio del Monastero e venne dotata di un telescopio rifrattore di Merz con montatura identica a quella dell'Osservatorio Bellini sull'Etna ma con canna in legno. Con lo stesso obiettivo era dunque possibile svolgere osservazioni astronomiche sia in inverno, sull'Etna, che in estate, in città. Ben presto la sede cittadina diventò la sede principale, che andò a costituire l'Osservatorio Astrofisico di Catania.

Nel 1887 Tacchini, partecipando a Parigi al I Congresso Astrofotografico Mondiale, forte dei buoni risultati osservativi ottenuti a Catania, propose la partecipazione dell'Osservatorio Astrofisico catanese all'iniziativa promossa dall'Accademia di Francia  per la realizzazione della Carte du Ciel, il primo catalogo ed atlante fotografico dell'intera volta celeste. Al grandioso progetto scientifico presero parte 18 stazioni nel mondo: Algeri, Parigi, Oxford, Tolosa, Bordeaux, Greenwich, Helsinki, Potsdam, San Fernando, Tacubaya, Santiago, La Plata, Rio de Janeiro, Cape Town, Melbourne, Sidney, la Specola Vaticana e Catania. Ognuno di questi Osservatori ebbe il gravoso compito di fotografare la volta celeste, relativamente alla parte loro assegnata, per costruire il catalogo delle stelle fino alla 11a magnitudine circa, e la carta celeste fino alle stelle di 15a magnitudine. All'Osservatorio Astrofisico di Catania fu assegnata la fascia di cielo compresa fra +47° e +54° di declinazione.

Per realizzare tale immenso lavoro fotografico fu dunque acquistato un astrografo con obiettivo fotografico di 32,8 cm di apertura e focale di 334,1 cm, fabbricato dalla ditta bavarese Steinheil di Monaco, e con una montatura equatoriale progettata dall'Ing. Salmoiraghi e realizzata dalla Filotecninca di Milano. I chàssis in bronzo e l'apparato per l'ingrandimento diretto delle immagini fu commissionato al meccanico Gautier dell'Osservatoro di Parigi. Il telescopio fu installato nel 1891 in un padiglione costruito ex novo nel Monastero dei Benedettini; il Regio Osservatorio di Catania si andava ingrandendo coprendo un'area di circa 4000 m2. La cupola del padiglione ospitante il telescopio dedicato al progetto Carte du Ciel era girevole, del diamentro di 5,5 metri, e fu realizzata dall'azienda Audisio di Torino.

 

Questo estenuante lavoro di osservazione e fotografia del cielo impegnò il Regio Osservatorio di Catania per più di 50 anni, infatti il catalogo fu pubblicato nel 1942, in piena II guerra mondaile, ed è molto importante sottolineare come Catania sia stata l'unica stazione mondiale a completare tale progetto, insieme all'Osservatorio finlandese. Il Catalogo Astrofotografico, compendiato in 8 volumi, ciascuno dei quali diviso in 8 parti, riportava le coordinate rettiline ed equatoriali (in millimetri e minuti d'arco), il diamentro e le magnitiduni di 320.275 stelle ricadenti nella fascia di cielo assegnata al Regio Osservatorio.

Intanto nel 1890 un altro illustre studioso modenese, Annibale Riccò, primo astronomo aggiunto dell'Osservatorio di Palermo, giunse a Catania per ricoprire la cattedra di Astrofisica e, nello stesso anno, viene nominato direttore dell'Osservatorio di Catania e dell'Etna, e dell'Osservatorio Geodinamico. La cattedra di Astrofisica dell'Università degli Studi di Catania fu la prima ad essere istituita in Europa.

L'attività scientifica ed organizzativa svolta da Annibale Riccò fino alla sua morte, avvenuta per malaria nel 1919, fu veramente notevole e consentì al Regio Osservatorio di Catania di essere considerato uno degli istituti di ricerca scientifica più importanti a livello internazionale. 

L'Osservatorio Astrofisico di Catania, fondato da Tacchini e sviluppato da Riccò, arrivò ad avere una sede splendida, come si può evincere dalla vecchia stampa di Luigi Taffara. I giardini del Monastero dei Bendettini ospitavano infatti i padiglioni del Regio Osservatorio, i quali custodivano: 

  • il telescopio rifrattore equatoriale di Cooke (15 cm di apertura, 223 cm di lunghezza focale);
  • l'astrografo (33 cm di apertura, 346 cm di lunghezza focale);
  • lo strumento dei passaggi di Reichenbach (7,8 cm di apertura, 117 cm di lunghezza focale);
  • il cerchio meridiano di Ertel (9 cm di apertura).

Inoltre l'Osservatorio Regio di Catania possedeva strumenti scientifici di grande prestigio, come per esempio:

  • il telescopio fotografico a riflessione (coronografo, sistema Huggins) costruito dal Grubb di Dublino;
  • il telescopio a riflessione (sistema Cassagrain) costruito dal Sécretan di Parigi;
  • il telespettroscopio costruito dal Browning di Londra;
  • il macromicrometro costruito dal Gautier di Parigi;
  • lo spettroscopio a diffrazione costruito dai fratelli Brassart di Roma;
  • lo spettroscopio fotografico (sistema Vogel) costruito dal Toepfer di Berlino;
  • il teodolite costruito dal Sécretan di Parigi;
  • il prisma dei passaggi costruito dal Sécretan di Parigi;
  • il telemetro a prisma costruito dal Gautier di Parigi;
  • l'eliostata (sistema Silbermann) costruito dal Sécretan di Parigi;
  • il cannocchiale micrometrico di Rochon

Purtroppo questo luogo meraviglioso non ebbe lunga vita, infatti agli inizi degli anni '70 del XX secolo tutto il giardino e gli edifici che erano stati costruiti in esso furono ceduti all'Ospedale Vittorio Emanuele, che lì demolì per erigere i padiglioni ospedalieri. Inoltre la cupola che era stata costruita sopra l'antirefettorio circolare fu incredibilmente distrutta negli 1982 e quasi tutti gli strumenti astronomici andarono praticamente dispersi.

L'Istituto di Archeoastronomia Siciliana intende recuperare le memorie del Regio Osservatorio di Catania, sia attraverso i suoi eminenti studiosi sia attraverso gli strumenti scientifici andati perduti. Il nostro futuro risiede nel nostro passato, abbiamo il dovere etico e morale di tutelare e valorizzare ciò che i nostri avi ci hanno lasciato.


 

 

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