Insegnante di storia dell'arte, il Prof. Pantano ha dedicato molti anni della sua attività di studio al megalitismo. Le ricerche hanno coinvolto una delle zone più ricche della Sicilia per la presenza di innumerevoli strutture megalitiche: il territorio di confine tra i Nebrodi ed i Peloritani, che insieme alla Madonie costituiscono i cosiddetti Appennini siciliani.

 

 

Grande amante ed appassionato della propria terra, il Prof. Pantano ha scoperto e studiato molti megaliti, dedicando più di un ventennio ad osservazioni e ricognizioni sui luoghi di questo territorio che sembrano uniti da un comune determinatore: esser caratterizzati dal ‘linguaggio’ tipico della civiltà megalitica.

Le sue teorie ed i suoi studi sono stati lungimiranti, e, leggendo il suo libro Megaliti di Sicilia, non si può non rimanere colpiti dalle sue proposte di tutela e valorizzazione dei siti analizzati, già più di 30 anni fa. Uno dei luoghi più significativi in tal ricerca è senza dubbio l'altipiano dell'Argimusco.

Il senso di civiltà e le conoscenze storiche pongono lo studio di Pantano come il punto di partenza per una ricerca scientifica moderna. Tra i megaliti più caratteristici dell’Argimusco, studiati da Pantano ed a cui egli stesso ha dato un nome, spiccano: l’Orante, detta anche la Dea Neolitica, l’Aquila, i Menhir maschile e femminile, il Varco del Leone, la Bussola ed il Grande Teschio.

All'ingresso dell'altipiano megalitco si trovano i due menhir, ovvero dei megaliti naturali costituiti da un solo blocco di pietra di forma allungata conficcati verticalmente nel terreno, attorno i quali, secondo il Prof. Pantano, venivano celebrati riti propiziatori della fecondità della terra e degli uomini.

Al centro dell'area naturalistica si trova invece l’Orante, tra i megaliti più suggestivi, specialmente se osservata in controluce al tramonto, quando le tenui luce del vespro ne esaltano le sinuose forme. Alta circa 26 metri, questa misteriosa figura androgina volge lo sguardo a settentrione, e con le sue mani giunte sembra esaltare il culto della preghiera. 

A sud-est della Dea Neolitica incontriamo l’Aquila, l'emblema dell'Argimusco, formato dalla sovrapposizione di blocchi dalle facce pentagonali, dodecaedri che simboleggiano l’armonia universale. Secondo Pantano l’Aquila indicava la collocazione della necropoli, posta proprio più a sud, purtroppo profanata nel corso dei millenni.

Infine troviamo, ad est dell’Orante, il Grande Teschio, un immenso megalite che nella giornate più terse viene osservato anche dalla cittadina di Milazzo. A poche decine di metri da questa gigantesca roccia si trova la cosiddetta Bussola, pietra che punta versa il nord. 

Il Prof. Pantano ha ripreso (per 10 anni consecutivi) la sequenza del sorgere del sole nel giorno del solstizio d’estate da un punto ben preciso, identificando nel cosiddetto Varco del Leone il megalite centrale per la sua chiave di lettura del sito megalitico.

 

 

Il disegno che illustra parte della teoria di Pantano è mostrato invece nel grafico seguente. Il punto di osservazione (V) è stato individuato con metodi induttivi nel corso di numerosi appuntamenti con i solstizi e gli equinozi nel corso dei 10 anni, che hanno fornito dati costanti.

Dal momento in cui il Sole sorge lungo la bisettrice dell’angolo AVC e tende verso A, transitando per P, siamo già in coincidenza con l’inizio della stagione delle piogge. La posizione definitiva è l’equinozio d’autunno durante il quale si allineano A, M’, S, V: il raggio del Sole spunta dietro il collo dell’Aquila (A), impegna il Menhir (M’), la sorgente (S) e si raccoglie sul punto di osservazione (V).

 

Il megalite P, che possiede delle scanalature, sembra diventare una sorta di moderno pluviometro, fornendo una misura sulla quantità delle piogge.

Mentre quando il raggio di Sole si sposta dal menhir F (considerato l’elemento femminile), si mescolano le fecondità della donna con quelle della terra aperta alla semina ed alla irrigazione.

Le informazioni riportate e le immagini mostrate sopra sono state estrapolate dal libro 'Megaliti di Sicilia' del Prof. Gaetano Pantano.

 

 

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